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Il Consiglio di Stato annulla le nomine dei vertici della Corte di cassazione

Il Consiglio di Stato, con le sentenze n. 268 e n. 267 del 2022, ha annullato le nomine del Primo presidente e del Presidente aggiunto della Corte di cassazione.

 

La vicenda prende le mosse dalle delibere di nomina del CSM degli indicati soggetti ai vertici della Suprema Corte. Tali delibere sono state impugnate avanti al TAR da altro candidato, A.S., ma il TAR adito ha respinto i ricorsi.  

 

A.S. ha impugnato le sentenze del TAR inanzi al Consiglio di Stato, dolendosi della conferma, in primo grado, della valutazione del Csm sui profili dei candidati rispetto agli indicatori di cui al TU della dirigenza giudiziaria.  


I giudici di Palazzo Spada hanno ritenuto fondate, nel merito, le censure sollevate.

 

Con riferimento alla nomina del Primo Presidente, il Collegio ha affermato che si palesa manifestamente irragionevole e difettosamente motivato il giudizio di «sostanziale equivalenza» espresso dal CSM sui parametri sub lett. a) e b) art. 21 TU.

 

Ad analoghe conclusioni si perviene con riferimento al criterio di cui alla lett. c) del TU in relazione all’attività di spoglio, avendo il CSM trascurato in fase di valutazione comparativa una cospicua attività, accostabile a quella di spoglio, svolta da A.S.

 

Quanto alla nomina dell’aggiunto, si palesa manifestamente irragionevole e difettosamente motivata la «ritenuta equivalenza» da parte del CSM dei profili dei candidati in relazione agli indicatori specifici di cui di cui alle lettere a), b) e c) dell’art. 21 TU.

 

A ciò si aggiunga, quanto al criterio ex lett. d), che manca una ragionevole e adeguata motivazione sulle ragioni per le quali sia stata ritenuta prevalente l’esperienza organizzativa della controinteressata rispetto a quella dell’appellante.

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