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Giurisdizione in caso di aggiudicazione di project financing e successiva condotta spoliativa del Comune

La Corte di cassazione ha chiarito quale sia il giudice dotato di giurisdizione, tra G.O. e G.A., nell’ambito di una controversia avente ad oggetto l’affidamento, in regime di project financing, della progettazione del cimitero di un Comune.

 

Nello specifico, a seguito dell’aggiudicazione dei lavori citati, la società aggiudicataria comunicò al R.U.P. l’avvenuta costituzione della prevista società di progetto, denominata E. S.r.l.

 

Successivamente, il Comune contestò alla società E. S.r.l. alcuni inadempimenti nello svolgimento dei lavori e, in pari data, la Giunta Comunale adottò delibera con la quale si prendeva atto dell’avvenuta risoluzione di diritto del contratto.

 

Con due ulteriori ordinanze, il Comune ordinò alla E. S.r.l. di rilasciare in suo favore la struttura cimiteriale, e in seguito, la stessa venne estromessa (con modalità descritte come «manu militari») dalla disponibilità e dalla gestione di tale struttura.

 

Avverso tale comportamento del Comune, la società E. propose dinanzi al Tribunale ricorso per la reintegrazione nel possesso del complesso cimiteriale. Il citato Tribunale dichiarava il difetto di giurisdizione del G.O. e la giurisdizione del G.A.

 

La decisione venne confermata dalla Corte d’appello ed E. S.r.l. propose ricorso per cassazione, censurando la decisione di seconde cure confermativa del difetto di giurisdizione del G.O.

 

La S.C. accoglie il ricorso sottolineando come l’intervento dell’ente si sia venuto a concretizzare nella fase di svolgimento del rapporto, con una determina con la quale era stata dichiarata l’intenzione di ottenere la risoluzione di diritto della convenzione.

 

Si trattava, dunque, di un’iniziativa unilaterale posta in essere dal Comune sulla base di un meccanismo di natura privatistica, cui è conseguita l’immissione nel possesso della struttura cimiteriale da parte dell'Ente.

 

Di qui la sussistenza della giurisdizione del G.O. in relazione alla cognizione della conseguente tutela possessoria azionata dalla società ricorrente.

 

Deve infatti applicarsi il principio secondo cui «una volta esaurita la fase pubblicistica addivenendo poi alla stipula di una conseguente convenzione in esito all’aggiudicazione dell’opera, si innesta una successiva fase a connotazione privatistica, relativa al profilo esecutivo caratterizzato da una serie di contrapposte obbligazioni  e  nella quale si individuano le ragioni per contestare eventuali inadempimenti, per formalizzare diffide all’esecuzione di prestazioni e per dar corso all’eventuale risoluzione della convenzione in presenza di condotte omissive o gravemente carenti», rientrante nella giurisdizione dell’A.G.O. (Cass. civ., sez. un., n. 28804/2011; Cass. civ, n. 2482/2017).

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