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Termini per l’impugnazione

Sommario

Inquadramento | Notificazione della sentenza | Pubblicazione della sentenza | Proposizione dell'impugnazione | Violazione: rilievo ed effetti |

 

I termini per le impugnazioni, in ragione della loro natura perentoria (art. 326 c.p.c.), costituiscono la tecnica adottata dal legislatore per contemperare le esigenze di difesa – a fronte di provvedimenti giudiziali eventualmente non conformi a diritto – con quelle di certezza delle posizioni soggettive definite all'esito di (almeno) un grado di giudizio. In particolare i termini per le impugnazione c.d. ordinarie – il regolamento di competenza, l'appello, il ricorso per cassazione e la revocazione per i motivi di cui ai nn. 4 (errore di fatto) e 5 (contrasto con pregresso giudicato) dell'art. 395 c.p.c. - condizionano la formazione del giudicato formale (art. 324 c.p.c.) e sono, quindi, ancorati ad eventi - la  comunicazione, la notificazione o la pubblicazione del provvedimento - tali da assicurarne necessariamente la decorrenza. La proposizione dei mezzi di impugnazione c.d. straordinari – la revocazione per gli ulteriori motivi di cui ai nn. 1, 2, 3 e 6 dell'art. 395 c.p.c. e l'opposizione revocatoria di terzo ex art. 404, comma 2, c.p.c. – è soggetta parimenti a termini perentori, pari a trenta giorni – o sessanta per le sentenze della Corte di Cassazione ai sensi dell'art. 391-bis c.p.c. -  i quali, tuttavia, decorrono da vicende del tutto eccezionali ed eventuali (com...

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