Bussola

Procedimento sommario di cognizione

Sommario

Inquadramento | Il processo sommario di cognizione scelto dalla parte | Il processo sommario di cognizione imposto dal legislatore | Il processo sommario di cognizione scelto dal giudice | Riferimenti |

 

Il rito sommario di cognizione è stato introdotto nel nostro ordinamento processuale dalla l. 18 giugno 2009, n. 69 che, inserendo all'interno del codice di rito i nuovi artt. 702-bis, 702-ter e 702-quater c.p.c., lo ha configurato come vera e propria alternativa rispetto al processo ordinario, tanto da includerlo tra i modelli generali a cui ricondurre la pluralità dei riti civili, nell'opera di semplificazione culminata nell'emanazione del d.lgs. 1 settembre 2011, n. 150 (appunto, di semplificazione dei riti civili). La prima problematica che si è posta con l'introduzione del rito sommario di cognizione ha riguardato la natura della nuova tipologia procedurale: il nostro ordinamento, infatti, già conosceva riti «sommari», rispetto ai quali, però, la sommarietà era riferita alla cognizione, nel senso che si trattava (e si tratta) di procedimenti caratterizzati da una delibazione non piena delle domande e delle eccezioni delle parti, che vengono valutate all'esito di un'istruttoria parziale e definite con provvedimenti interinali, suscettibili di acquistare efficacia di giudicato solo in caso di mancata “reazione” della parte che ne è destinataria (come nel caso del procedimento per decreto ingiuntivo o della convalida di licenza per finita locazione o sfratto per morosità) o ...

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