Bussola

Misura dell’indennizzo per irragionevole durata del processo

19 Febbraio 2016 |

Sommario

Inquadramento | Ineffettività del rimedio interno: il caso c.d. Scordino | L'intervento delle Sezioni unite e la conformazione alla giurisprudenza europea | Entità dell'indennizzo ex art. 2-bis l. n. 89 del 2001 | Ipotesi di esclusione del diritto all'equa riparazione | Profili di compatibilità con la CEDU anche alla luce del protocollo XIV alla convenzione | Riferimenti |

 

Ragion pratica dell'introduzione del rimedio interno costituito dalla l. 24 marzo 2001, n. 89,  c.d. Pinto è stata la consolidata giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nel senso della sussistenza di una presunzione di violazione da parte dello Stato italiano dell'art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) laddove individua tra i caratteri dell'equo processo la ragionevole durata dello stesso. La necessità di introdurre uno specifico rimedio “interno” volto a consentire la denuncia dell'irragionevole durata del processo dinanzi alle giurisdizioni nazionali è derivata, in particolare, dalla pronuncia resa dalla Grande Camera della Corte europea nel caso Kudla c. Polonia del 26 ottobre 2000, mediante la quale è stato chiarito che, qualora uno Stato contraente della CEDU non abbia introdotto al proprio interno uno specifico rimedio per lamentare l'eccessiva durata dei processi, ciò si pone in contrasto con l'art. 13 CEDU, in virtù del quale «ogni persona i cui diritti e le cui libertà riconosciuti nella presente Convenzione siano stati violati, ha diritto ad un ricorso effettiva davanti ad un'istanza nazionale». In tal modo la Corte di Strasburgo, nel suffragare, con la richiamata sentenza, una ...

Leggi dopo