Bussola

Impugnazione incidentale tardiva

Sommario

Inquadramento | Campo di applicazione. Premessa | Limiti d'impiego nei processi litisconsortili secondo Cass. civ., sez. un., 27 novembre 2007 n. 24267 | Segue: casistica | Segue: lo stato della giurisprudenza successiva | Impugnazione incidentale tardiva e condizionata | Rigetto «in rito» dell'impugnazione principale | Riferimenti |

 

L'art. 334 c.p.c. individua l'impugnazione incidentale tardiva come specie del genere disciplinato dall'articolo precedente (su cui v. la bussola Impugnazione incidentale); a promuoverla è la parte che sarebbe già decaduta dal potere di impugnare, per scadenza dei termini ordinari di cui all'art. 325 e 327 c.p.c. o per acquiescenza alla decisione. Chi se ne vuole avvalere deve trovarsi in una delle seguenti condizioni: o essere destinatario di un'impugnazione, o essere chiamato a integrare il contraddittorio a norma dell'art. 331 c.p.c. (v. per una definizione Cass. civ., 1 aprile 2014, n. 7519). Pur «tardivo» nel senso chiarito, il rimedio va comunque promosso, a pena di decadenza, entro termine previsto per l'impugnazione incidentale: cioè, quanto al giudizio ordinario, nei termini stabiliti dall'art. 343 c.p.c. per l'appello, e dall'art. 371 c.p.c. per il giudizio di cassazione. Lo scopo dell'istituto è dissuadere dall'impugnazione chi, soccombente in qualche misura, presterebbe acquiescenza se l'altra parte facesse altrettanto; ma che non rinuncerebbe a impugnare in caso contrario, sul presupposto che l'iniziativa dell'avversario modificherebbe a suo sfavore l'assetto risultante dalla sentenza impugnata. Se dunque non vi fosse questo istituto, la parte, pur propensa ad acc...

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