Bussola

Giurisdizione volontaria

Sommario

Inquadramento | Il dibattito dottrinale | La giurisprudenza di cassazione | Conclusioni intorno alla natura della volontaria giurisdizione | Il problema della tutela dei diritti incisi dai provvedimenti di volontaria giurisdizione | Riferimenti |

 

Il problema di una linea di demarcazione tra giurisdizione contenziosa e volontaria giurisdizione si pose con l'entrata in vigore dell'attuale codice di procedura civile, perché il legislatore non ha ritenuto opportuno «ai fini pratici porre un criterio sostanziale di demarcazione tra giurisdizione volontaria e contenziosa» (Prog. def. Solmi, n. 445). Coerentemente con questa impostazione il legislatore ha avuto una scarsa propensione nell'impiego dell'espressione «volontaria giurisdizione», che si trovava esclusivamente nell'art. 801 c.p.c., oggi abrogato,  secondo cui «Agli atti dei giudici stranieri in materia di volontaria giurisdizione, quando si vuole farli valere in Italia, è attribuita efficacia nella Repubblica a norma degli artt. 796 e 797 in quanto applicabili», oggi sostituito dall'art. 67, l. n. 218/1990; nell'art. 32 disp. att. c.c., secondo cui «Il pubblico ministero deve essere sempre sentito nei procedimenti di volontaria giurisdizione riguardanti il fondo patrimoniale» e negli artt. 35 e 36 D.P.R. 200/1967 «Disposizioni sulle funzioni e sui poteri consolari». Molti sono, tuttavia, gli esempi di procedimenti di questo genere nel nostro ordinamento giuridico. Questo il punto di partenza dell'abbondante elaborazione dottrinale sulla volontaria giurisdizione.

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