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Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite

20 Febbraio 2016 |

Sommario

Inquadramento | Ricorso | Consulenza preventiva a fini conciliativi e mediazione | Ammissibilità dell'accertamento tecnico preventivo a fini conciliativi | L'urgenza | Reclamo avverso il provvedimento di rigetto | Spese | Casistica | |

 

L'art. 696-bis c.p.c., come inserito dall'art.2 comma 3 lett. e-bis) n.6 d.l. n.35/2005 - convertito con modifiche dalla l. n. 80/2005, prevede uno strumento alternativo di risoluzione della controversia che - in quanto collocato nell'ambito di un procedimento giurisdizionale dal quale mutua le relative garanzie - sembra poter essere ricondotto alla categoria della cd. conciliazione delegata. Invero può essere richiesto al giudice, al fine dell'accertamento delle obbligazioni di natura contrattuale ed extracontrattuale, la nomina di un consulente tecnico in vista della conciliazione di una controversia che potrebbe sorgere tra le parti. L'istituto in questione non può quindi ridursi ad una tipologia di provvedimento cautelare anticipatorio delle attività istruttorie in senso stretto, come dimostra la non operatività delle condizioni richieste - al contrario - per l'a.t.p. ex art. 696 comma 1 c.p.c. Pur avendo una propria - e più spiccata - autonomia funzionale nel senso appena espresso, la consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite deve però sempre essere raccordata al giudizio di merito. Da ciò deriva che al giudice spetta il potere di valutare l'ammissibilità e l'attualità della consulenza non urgente in relazione ai presupposti processuali ed alle ...

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