Bussola

Confessione giudiziale

Sommario

Inquadramento | Confessione provocata mediante interrogatorio formale | Mancata risposta all'interrogatorio formale | Confessione spontanea | Confessione nei processi con pluralità di parti | Dichiarazione c.d. complessa | Revoca | Riferimenti |

 

La confessione è, di regola, una prova c.d. legale: ne deriva che il giudice non può prescindere dalle dichiarazioni rese dalla parte sui fatti controversi nel corso della stessa. Tale peculiare efficacia probatoria della confessione si correla, peraltro, alla regola di esperienza in forza della quale se un soggetto dichiara fatti a sé sfavorevoli, con ogni probabilità afferma il vero: difatti, secondo quanto disposto dall'art. 2730, comma 1, c.c., la confessione è la dichiarazione che una parte fa della verità di fatti ad essa sfavorevoli e favorevoli all'altra parte. È sul punto consolidato, anche nella giurisprudenza di legittimità, il principio in forza del quale, affinché una dichiarazione sia qualificabile come confessione, essa deve constare di un elemento soggettivo, consistente nella consapevolezza e volontà di ammettere e riconoscere la verità di un fatto – ovviamente controverso -  a sé sfavorevole e favorevole all'altra parte, e di un elemento oggettivo, che si ha qualora dall'ammissione del fatto obiettivo che forma oggetto della confessione escludente qualsiasi contestazione sul punto, derivi un concreto pregiudizio all'interesse del dichiarante ed al contempo un corrispondente vantaggio nei confronti del destinatario della dichiarazione (Cass. civ., sez. lav., 1...

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