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Attuazione di sentenze e provvedimenti stranieri di giurisdizione volontaria e contestazione del riconoscimento

12 Febbraio 2019 |

Sommario

La disciplina anteriore alla l. n. 218/1995 | La riforma di cui alla l. n. 218/1995 | Il riconoscimento in corso di causa | Il procedimento di exequatur |

 

Nel contesto della disciplina del codice di procedura civile del 1940, il riconoscimento delle sentenze straniere non era automatico, ma richiedeva, ex art. 796 c.p.c., l'instaurazione di un apposito procedimento di delibazione, che si svolgeva secondo le forme di un ordinario giudizio di cognizione (Cass. civ., 13 marzo 1991, n. 2646; Cass. civ., 26 luglio 1989, n. 3508). Tale riconoscimento era subordinato all'accertamento di specifiche e stringenti condizioni (art. 797 c.p.c.), alcune delle quali consentivano al giudice italiano, in presenza di determinate circostanze, di sindacare, anche nel merito, il contenuto della sentenza straniera: si consideri, a titolo esemplificativo, che il giudice italiano riesaminava il merito della controversia laddove il giudizio all'estero si fosse svolto in contumacia (cfr. art. 798 c.p.c.). Solo nel particolare caso del riconoscimento di efficacia in pendenza di giudizio (c.d. riconoscimento incidentale), ossia nel caso in cui fosse stato richiesto, nel contesto di un giudizio pendente avanti il giudice italiano, il riconoscimento di una sentenza straniera passata in giudicato, lo stesso aveva luogo in modo sostanzialmente automatico, anche se con effetti limitati al solo giudizio pendente e alle sole parti del giudizio medesimo (art. 799 ...

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