Bussola

Appello (nelle controversie in materia di lavoro)

Sommario

Inquadramento | Introduzione del giudizio | Costituzione dell'appellato e appello incidentale | Udienza di discussione | Mezzi di prova | Il regime dell'inattività delle parti in appello | Deposito della sentenza di appello | Riferimenti |

 

La legge introduttiva del processo del lavoro (l. 11 agosto 1973, n. 533), ha dedicato all'appello secondo il rito del lavoro le disposizioni da 433 a 441 c.p.c., le quali non disciplinano integralmente la materia, ma si limitano a porre talune disposizioni, ferma restando l'applicabilità, nei limiti della compatibilità, delle regole generali dettate in tema di impugnazioni dagli artt. 323 ss c.p.c. (Montesano e Vaccarella, Manuale di diritto processuale del lavoro, 3a ed., Napoli, 1996, 293; Tesoriere, Diritto processuale del lavoro, 3a ed., Padova, 1999, 257 ss.; Casciaro, L'appello nel rito del lavoro, Roma, 1992, 21 ss.; Sandulli e Socci, Il processo del lavoro, 2a ed., Milano, 2010, 379). Per effetto delle modifiche apportate al procedimento ordinario di cognizione, ivi compreso il giudizio di appello, le differenze tra appello ordinario e appello nel rito del lavoro si sono andate nel corso degli anni sempre più riducendo, in ragione dell'inserimento nel rito ordinario di congegni preclusivi e decadenziali che, in passato, erano estremamente ridotti, ed anche per la modificazione della fase decisoria, con l'introduzione dell'art. 281-sexies c.p.c.. Al di là della condivisione dei principi di fondo — in entrambi i casi l'appello si connota per un analogo effetto devolutiv...

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