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Difetto di legittimazione passiva del Prefetto nel procedimento di impugnazione del provvedimento di allontanamento

20 Gennaio 2020 |

Cass. civ.

Impugnazioni in generale

Il caso. Una cittadina romena impugnava dinanzi al Tribunale il decreto di allontanamento dal territorio dello Stato emesso dal Prefetto nei suoi confronti e il Tribunale stesso accoglieva il ricorso. L’ordinanza ex art. 702-ter c.p.c. del Tribunale veniva impugnata dall’Amministrazione che denunciava la nullità del procedimento di primo grado posto che la notifica del ricorso avrebbe dovuto essere eseguita presso l’Avvocatura distrettuale dello Stato e il difetto di legittimazione passiva della Prefettura. La Corte d’appello però respingeva il gravame ritenendo che nel procedimento avente ad oggetto l’impugnazione del provvedimento di allontanamento spettasse al Prefetto. Il Ministero dell’Interno avverso tale ultima pronuncia ricorre in Cassazione.

 

Difetto di legittimazione passiva del Prefetto. L’art. 22 d.lgs. n. 30/2007 non individua una legittimazione speciale del Prefetto con riferimento al ricorso contro il provvedimento di allontanamento per motivi di pubblica sicurezza e neanche l’art. 17 d.lgs. n. 150/2011, che regola il procedimento di impugnazione avverso il suddetto provvedimento, prevede una legittimazione prefettizia.

Pertanto, i Giudici affermano che i due articoli di legge sopra indicati, con riferimento al ricorso avverso il provvedimento di allontanamento per motivi di pubblica sicurezza, per motivi imperativi di pubblica sicurezza e per motivi ex art. 21 d.lgs. n. 30/2017, adottato contro i cittadini dell’U.E. o i loro familiari, non prevedono una speciale legittimazione passiva del Prefetto (che non può neanche essere ricavata per analogia dalla previsione di cui all’art. 18 d.lgs. n. 150/2011 in relazione al procedimento di opposizione all’espulsione). A ciò consegue che tale ricorso, come nel caso di specie, va proposto contro il Ministero dell’Interno in persona del Ministro, che è l’unico legittimato passivo, cui l’atto introduttivo deve essere notificato ai sensi dell’art. 11, comma 1, R.d. n. 1611/1933 presso l’Avvocatura dello Stato nel cui distretto ha sede il Tribunale dinanzi al quale viene portata la controversia.

Sulla base di tali principi la Corte accoglie il ricorso, cassa e rinvia la causa al Tribunale, in diversa composizione.

 

*Fonte: www.dirittoegiustizia.it

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